Tiroide secca, l’ormone naturale.

La tiroide secca è costituita da ormoni bioidentici estratti dalla tiroide del maiale appositamente polverizzata. Fino a qualche anno fa era in vendita anche in Italia in tutte le farmacie mentre ora è reperibile solo in extraterritorialità (Svizzera, San Marino, Vaticano) o prodotta nelle migliori farmacie galeniche dietro presentazione di ricetta magistrale.

A cosa serve la tiroide secca? È migliore rispetto agli ormoni tiroidei sintetici? Perché?

La tiroide umana produce diversi ormoni che regolano praticamente tutte le funzioni dell’organismo. Tra questi ormoni, i più conosciuti e importanti sono T4 e T3.
Nell’ipotiroidismo, cioè la ridotta funzione della tiroide, il farmaco più prescritto è normalmente l’Eutirox o uno dei suoi analoghi (Tirosint in compresse o in forma liquida, il Tiche o il Syntroxine in forma di capsule molli e meglio assorbibili). Sempre però solo t4.
Il punto è proprio questo. Il T4 è in realtà un ormone inattivo, non in grado di esplicare alcuna funzione, le cellule non lo riconoscono. E’ necessario che esso venga trasformato nel T3 che rappresenta l’ormone attivo, l’effettore periferico della funzione della tiroide.
In molti casi, questa conversione non avviene in modo corretto derivandone una riduzione dei livelli di T3 che mantiene il paziente in una condizione di ipotiroidismo subclinico nonostante i valori di TSH, fT4 e FT3 siano valutati nella norma solo perché compresi all’interno del range di riferimento (senza asterisco indicato dal macchinario del laboratorio).
Riporto un’affermazione di Janie Bowthorpe dal suo libro Stop The Thyroid Madness, “Un farmaco che contenga solo T4 funziona bene come un ascensore che arriva solo al quinto piano di un grattacielo di 50 piani. Certamente potrete sentirvi un pochino meglio e notare qualche risultato, ma vi rimarrà comunque una pletora di sintomi da ipotiroidismo dovuti ad un trattamento inadeguato”.
Questa affermazione credo esprima perfettamente il problema.
Questa visione “pigra” definisce normali valori che invece non lo sono. Guardando attentamente si potrebbe notare che il livello dell’fT4 supera quello dell’fT3. L’opposto di quello che dovrebbe essere.
Quando è la tiroide a produrre T4, il valore della sua frazione libera (fT4) si posizionerà al terzo inferiore del range mentre quello dell’fT3 tra la metà ed il terzo superiore.
L’inversione del rapporto dei due ormoni, pur se all’interno del range, è patologia al pari di quanto avviene in altre condizioni patologiche ormonali dove i due ormoni prodotti dalla stessa ghiandola sono invertiti nel rapporto. Mi riferisco alla sindrome dell’ovaio policistico (PCOs) dove l’LH è superiore all’FSH o nell’iposurrenalismo subclinico dove il DHEA è superiore al cortisolo. Se il rapporto di due ormoni prodotti da una stessa ghiandola è alterato allora ci sarà patologia anche se i valori non sono asteriscati solo perché risultano all’interno del range di riferimento.
Il risultato per molte di queste persone ipotiroidee a cui viene prescritto Eutirox o una delle formulazioni con solo T4 è stanchezza cronica, sonnolenza post-prandiale, gonfiore, aumento di peso, brain fog (annebbiamento del cervello), più una serie di altri disturbi che spesso non vengono correlati alla terapia inadeguata. Prima che le aziende farmaceutiche producessero ormoni sintetici, l’unica possibilità di curare le patologie ormonali era quella di utilizzare ormoni di provenienza animale (gh bovino nei casi di nanismo ipofisario, gonadotropine della cavalla nei casi di ipogonadismo/ infertilità femminile, corteccia surrenale bovina nell’iposurrenalismo ed estratto tiroideo dal maiale nell’ipotiroidismo).
L’avvento degli ormoni sintetici fu una grande conquista per l’endocrinologia. Sarebbe stato più facile produrre ormoni, i dosaggi sarebbero stati molto più precisi, si sarebbe evitato qualunque rischio di contaminazione.
Per questi motivi, gradualmente, gli ormoni naturali furono sostituiti da quelli sintetici. L’Eutirox fu l’ormone tiroideo con cui noi endocrinologi iniziammo a curare ogni forma di ipotiroidismo.
La diffusione dell’Eutirox nel mercato farmaceutico fu così imponente da risultare negli anni uno dei farmaci più venduti in assoluto.
Allo stesso tempo, la sua notevole diffusione fece ridurre le vendite dell’estratto tiroideo fino a che le aziende produttrici non ritennero più conveniente produrlo.

Mia esperienza personale.

Anche io, fino a quando lavoravo all’interno del Policlinico Umberto I di Roma ed ero giovane assistente del mio professore ho prescritto Eutirox. Nei congressi si parlava solo di Eutirox, tutti prescrivevano Eutirox e le volte che chiedevo spiegazioni sulla “tiroide secca” perché alcune pazienti riferivano che erano state meglio quando la assumevano, mi veniva risposto che era una terapia vecchia e dannosa.
A metà degli anni 90 ero presente ad un convegno a Ponte a Signa (Firenze) dove veniva presentata la Tiroide AMSA, ormone tiroideo sintetico che conteneva sia t4 che t3. I risultati presentati al congresso riportavano dei miglioramenti sui sintomi da ipotiroidismo nei pazienti trattati con terapia combinata.
Iniziai “timidamente” a modificare la terapia dell’ipotiroidismo inserendo dosi minime di Tiroide AMSA, perchè il nuovo farmaco non sembrava aver ricevuto molti consensi dal mondo accademico e il rapporto consigliato dei due ormoni era tra 15:1 e 20:1 (in pratica 80-90 mcg di T4 e 10-5 di T3).
Nel 2001, chiamato a dirigere il reparto di endocrinologia del Centro di Chirurgia plastica ed estetica del Professor Marco Gasparotti, ebbi modo di constatare i notevoli miglioramenti nell’ambito della riduzione del peso, della riduzione della cellulite adiposa, del miglioramento del “body contouring” aumentando la quota di t3 terapeutica.
Nello stesso periodo inizia ad interessarmi della terapia con ormoni bioidentici nelle donne in menopausa e ripresi lo studio della terapia con estratto tiroideo. Modificai il protocollo terapeutico delle diverse forme di ipotiroidismo: non più la monoterapia con Eutirox ma la terapia combinata T4:T3 con rapporto dei due ormoni tra 6:1 e 8:1.
I risultati furono da allora molto confortanti. I sintomi di ipotiroidismo subclinico sparivano. Non più stanchezza, sonnolenza, apatia, poca energia fisica e mentale, confusione, gonfiore, freddolosità, riduzione del tono dell’umore (quante pazienti ipotiroidee trattate come depresse!!), aumentata sensibilità, dolori diffusi. Anche i livelli di colesterolo si abbassavano.
Ho alternato, in questi anni, l’uso di tiroide secca e Tiroide AMSA poi divenuta Tiroide IBSA (composizione sintetica con identica presenza di t4 e t3 dell’estratto tiroideo in rapporto 4:1), abbinandoci quasi sempre una dose di t4 per portare il rapporto a 6:1 o 8:1. Ho differenziato i tempi di assunzione: non più tutta la dose 30 minuti prima di colazione ma ¾ prima di colazione e ¼ prima di pranzo o al pomeriggio nell’ottica di rendere la terapia farmacologica più vicina alla fisiologica produzione di una tiroide sana.
Grazie alla terapia naturale con “tiroide secca” ho potuto curare casi di ipotiroidismo subclinico nei quali abbinavo l’uso di integratori specifici e consigli alimentari per migliorare la funzione della tiroide.
Insomma, non più la semplificazione di massa tipo “prenda un po’ di Eutirox” ma una terapia maggiormente personalizzata e completa di integrazione e di miglioramenti nell’alimentazione che tenesse conto della causa dell’ipotiroidismo (tiroidite cronica autoimmune? Tiroide ancora parzialmente funzionante o atrofica? Ipotiroidismo post ablazione? Per gozzo nodulare o per carcinoma? Ipotiroidismo con tiroide integra ed esente da patologie? Alimentazione vegana ricca di soia? Alimentazione con eccessi di glutine e latticini? Fegato steatosico e, dunque, ridotta conversione da t4 in T3? Ipotiroidismo funzionale dopo diete restrittive? Ipotiroidismo in menopausa? Rischio di osteroporosi?).
Ogni paziente richiede la giusta attenzione e la propria terapia.
La maggioranza degli endocrinologi, non solo italiani, purtroppo tende a considerare tutti i pazienti uguali, come se i parametri delle analisi fossero uguali per tutti. Spesso non si presta la necessaria attenzione ai sintomi e si rischia di considerare i pazienti non ben compensati come stressati e paranoici. Questo accade se ci si limita a valutare se i valori sono nel range, senza considerare il rapporto tra i due diversi ormoni.
In alcune regioni, addirittura, la misurazione del fT4 e del fT3 non viene eseguita se il valore del TSH è nel range (TSH reflex). Come a dire che se sul TSH la macchina del laboratorio non pone l’asterisco non riteniamo necessario che lei misuri i valori dei due ormoni. Alla faccia della semplificazione. Questa semplificazione potrebbe avere un senso se fosse la tiroide a produrre il T4 da cui si presume che la trasformazione in T3 sia ottimale. Ma se si sta somministrando T4 sintetico, quel valore del TSH nel range non aiuta a valutare il grado di efficacia della terapia.
Alcuni medici di base si rifiutano di prescrivere l’fT3 perché ritenuto inutile, anche se io l’ho indicato sul mio ricettario specialistico. Altri non prescrivono più gli auto anticorpi perché tanto la diagnosi è fatta. Ed io come capisco se la tiroidite sta peggiorando? Misteri di una laurea. Certezza della presunzione.
Da qualche settimana la IBSA farmaceutici non produce più il Tiroide IBSA, unico farmaco sintetico a contenere sia t4 che t3.
Anche questo è un altro mistero. L’unico farmaco sintetico al mondo a contenere entrambi gli ormoni t4 e t3, invece di lanciarlo a livello mondiale lo ritirano. Nella speranza che ci ripensino o che qualche azienda più furba lo rimetta nel mercato, sarà possibile mantenere la terapia con entrambi gli ormoni grazie alla presenza in ogni città di farmacie galeniche in grado di preparare l’estratto tiroideo alle dosi prescritte dallo specialista.
In altri casi sarà possibile aggiungere ad una delle diverse forme di T4 (Eutirox, Tirosint, Tiche e Syntroxine) una dose di liotironina (Liotir) personalizzata e da assumere 2 o 3 volte al giorno in considerazione della sua ridotta emivita.

La scelta della tiroide “secca” andrebbe preferita in virtù di una più efficiente trasformazione del T4, in essa presente, nell’ormone attivo T3.

Prof. Dottor Antonio Stamegna
Specialista in Endocrinologia e malattie metaboliche
Docente di Endocrinologia estetica presso UNICAM