L’enorme disponibilità di farmaci negli ultimi decenni ha spostato l’intervento medico sempre di più verso la cura del sintomo piuttosto che sulla causa. I farmaci a disposizione sono in grado di correggere i sintomi anche se si mantengono le cause che li hanno determinati e questo ha “impigrito” ed “impoverito” culturalmente la classe medica mentre ha arricchito le aziende farmaceutiche.

Endocrinologia-Funzionale

Facciamo un semplice esempio: un paziente iperteso viene curato con un antiipertensivo che ne abbasserà i valori pressori.

Se però il paziente continua ad alimentarsi con eccesso di sodio, zuccheri e grassi saturi, se non smette di fumare, se non intraprende una moderata e costante attività fisica, se non perde peso, allora dopo qualche mese o anno quella terapia non sarà più sufficiente e dovrà aumentare il dosaggio o passare ad una terapia combinata. Diventerà un malato cronico perché altri organi saranno colpiti sia dalle errate abitudini alimentari e di stile di vita non corrette, sia dall’effetto nocivo dei farmaci a livello epatico e renale.

Potete immaginare come quello che accade per il paziente iperteso accada nello stesso modo per molte altre patologie.

Per cambiare lo stato delle cose, si va sempre più affermando il concetto di Medicina funzionale che focalizza il proprio interesse sui cosiddetti “disturbi funzionali” manifestati da un soggetto, ponendo l’accento sulla causa invece che sul sintomo.

In questo ambito nasce l’Endocrinologia funzionale, disciplina che parte da un’analisi integrata del sistema neuroendocrino con l’obiettivo di ristabilirne una funzionalità ottimale. Questa modalità di approcciare le patologie ormonali è particolarmente utile in condizioni come l’ipotiroidismo, l’ovaio policistico, i disturbi mestruali, le problematiche legate alla peri­menopausa, la menopausa e l’ipogonadismo nel maschio.

Vediamo come e perché.

IPOTIROIDISMO

Una delle questioni più dibattute nell’ambito della patologia tiroidea riguarda se trattare o meno i casi di ipotiroidismo subclinico. L’ipotiroidismo subclinico è quella condizione in cui sono presenti alcuni sintomi come stanchezza, freddolosità, difficoltà a concentrarsi, deficit mnemonico, apatia, umore basso, gonfiore e tendenza ad aumentare di peso, dolori diffusi, dislipidemia (fai il test), con valore di TSH alto ma valori di fT4 e fT3 nella norma. Le linee guida della Endocrinologia classica prendono in considerazione solo la possibilità di non intervenire o intervenire somministrando l’ormone T4 (levotiroxina).

L’Endocrinologia funzionale invece va alla base del problema. Se la tiroide appare nella norma all’esame ecografico, cioè non è interessata dalla patologia infiammatoria autoimmune che rappresenta la causa più frequente di ridotta funzione della tiroide, allora si cercano le cause della ridotta funzione.

Quali possono essere le cause di ipotiroidismo subclinico non autoimmune?

  • Riduzione dell’attività desiodasica (conversione da t4 in t3) 1 e 2 per:
    • deficit genetico,
    • ridotta attivazione epatica come nella steatosi.
  •  Eccessivo consumo alimentare di soia come può accadere nei vegani.
  • Carenza di minerali come lo iodio e il selenio.
  • Diete ipocaloriche o sbilanciate seguite per lunghi periodi.
  • Aumento dei valori di Cortisolo per stress cronico.
  • Alterazione del ritmo sonno-veglia.

In questo caso, si proverà ad agire sulle condizioni favorenti con indicazioni integrative, nutrizionali e di stile di vita prima di pensare all’utilizzo dell’ormone.

E in caso di ipotiroidismo subclinico da tiroidite cronica?

In questo caso occorre stare attenti alla integrazione con iodio, mentre risultano molto importanti per arrestare il processo flogistico autoimmune questi interventi:

  • interrompere eventuale utilizzo di iodio/alghe,
  • aumentare i livelli di vitamina D (vitamina antiossidante che difende dalle patologie autoimmuni),
  • eliminare o ridurre drasticamente dalla dieta quotidiana il glutine ed i prodotti latteo-caseari (alimenti pro-infiammatori),
  • migliorare il microbiota intestinale,
  • ridurre la stimolazione del TSH ipofisario sulla tiroide mediante utilizzo di basse dosi di terapia combinata t4/t3 (sarebbe preferibile utilizzare basse dosi di estratto tiroideo).

PCOS (sindrome dell’ovaio policistico)

La sindrome dell’ovaio policistico (leggi l’articolo su PCOs) è una disfunzione ormonale complessa nel quale le ovaie si presentano più o meno ingrandite e micropolicistiche e si accompagnano ad un quadro clinico caratterizzato da alterazioni ormonali (iperandrogenismo, disordini del ciclo mestruale, iperinsulinemia, obesità) che favoriscono la comparsa di una complessa sindrome dismetabolica che ha implicazioni sulla salute della donna dal punto di vista riproduttivo, metabolico ed estetico (vedi articolo in questo sito).

Approccio classico.

Pillola estroprogestinica – antiandrogeni – metformina/inositolo – dieta ipoglucidica.

Approccio funzionale.

Senza disconoscere la validità dell’approccio classico, si consiglia di iniziare o di affiancarci queste indicazioni:

  •  alimentazione a basso indice glicemico,
  • movimento/attività sportiva aerobica,
  • riduzione dell’infiammazione intestinale attraverso una dieta “naturalmente” aglutinata e delattosata.

Nella sindrome premestruale, nelle manifestazioni della menopausa e dell’andropausa nonché nella prevenzione anti­aging le terapie ormonali prevedono l’uso di ormoni bioidentici affiancati a consigli di nutraceutica e stile di vita.

Dott. Antonio Stamegna
Specialista in Endocrinologia e malattie metaboliche
Docente in Endocrinologia estetica e funzionale presso UNICAM