GLI INTERFERENTI ENDOCRINI (Endocrine Disruptors Chemicals – ECDs)

Nel corso dell’ultimo decennio, un numero crescente di prove ha dimostrato che numerose sostanze chimiche, ambientali ed alimentari, possono interferire con i complessi meccanismi ormonali di un organismo e portare ad effetti negativi.
Si è dato il nome di interferenti endocrini a quelle sostanze chimiche presenti in oggetti di uso comune, come padelle, contenitori per alimenti, plastiche, che possono alterare il funzionamento del sistema ormonale. Imballaggi, plastiche, vernici, padelle antiaderenti, schiume per imbottiture, carta per alimenti, incensi possono contenere, o in passato hanno contenuto, gli interferenti endocrini, sostanze chimiche che possono essere una minaccia per la salute, in particolare la fertilità, e per l’ambiente.

Gli organi bersaglio di queste sostanze sono i tessuti dell’apparato riproduttivo ma anche quelli del sistema respiratorio, cardiovascolare, e neuroendocrino. Studi recenti si sono, inoltre, concentrati sul possibile coinvolgimento di questi agenti chimici con il crescente problema dell’obesità, puntando l’attenzione sugli effetti di queste sostanze, sulla loro interferenza con il normale sviluppo ed i controlli omeostatici del bilancio energetico e della sintesi del tessuto adiposo. Si tratta di sostanze ampiamente diffuse, dai pesticidi alle plastiche, alle vernici, agli additivi alimentari (presenti anche nei comunissimi chewin gum), a cui l’Uomo si trova quotidianamente esposto.
Nel 2002, è stato ipotizzato un ruolo per le tossine chimiche nell’eziologia dell’obesità mostrando che tale epidemia coincideva con il marcato aumento dell’immissione dei prodotti chimici industriali nell’ambiente negli ultimi 40 anni. Inoltre, l’attuale epidemia di obesità non poteva essere spiegato solo con alterazioni nel consumo di alimenti e/o diminuzione di attività fisica. Numerosi studi evidenziavano che sostanze chimiche tra cui pesticidi, metalli pesanti, e alcuni solventi causassero l’aumento di peso, ed è stato proposto che questi agenti chimici interferissero con l’omeostasi del peso, alterando gli ormoni che presiedono al controllo, alterando la sensibilità ai neurotrasmettitori, o l’attività del sistema nervoso simpatico. È interessante notare che alcuni prodotti chimici sono stati effettivamente progettati per avere proprietà che promuovessero la crescita come il dietilstilbestrolo, ampiamente utilizzato dall’industria del bestiame appositamente per questo scopo.
I rischi per la salute pubblica non possono più essere basati sulla convinzione che il sovrappeso e l’obesità siano solo delle scelte personali che coinvolgono la quantità e la qualità degli alimenti consumati ed una ridotta attività fisica, piuttosto che eventi complessi, inclusa l’esposizione ad agenti chimici ambientali durante lo sviluppo, possano contribuire all’obesità epidemica.
I dati raccolti finora supportano l’idea che anche una breve esposizione nelle prime fasi di sviluppo ad interferenti endocrini porti ad un aumento del peso corporeo.
Tuttavia, si sta solo cominciando a comprenderne i meccanismi molecolari alla base, mentre la piena portata delle conseguenze sulla salute è ancora sconosciuta.
Alcune responsabilità possono essere assunte dai consumatori che possono fare delle scelte informate circa la conservazione e la cottura dei cibi in contenitori sicuri, il lavaggio degli alimenti – che può portare al contatto con pesticidi, scegliere alternative biologiche e cibi non lavorati quando possibile. Sfortunatamente è particolarmente difficile per i consumatori prendere decisioni su come ridurre la loro potenziale esposizione poiché è spesso impossibile determinare quali plastiche, cosmetici, giocattoli o altri utensili domestici contengano EDCs.
Questa impossibilità è una delle principali ragioni per cui l’argomento degli interferenti endocrini continua a ricevere e merita un’attenzione globale.

Ogni articolo che riguarda gli interferenti endocrini può suscitare apprensione e preoccupazione proporzionale ad un senso di impotenza per non ritenersi in grado di difendersi considerando la notevole ubiquità di tali sostanze tossiche.
Per questo motivo ho inserito un’intervista al dottor Luciano Atzori che, da esperto, riesce a fornire alcune semplici ma efficaci strategie difensive.

Di seguito una sua intervista e per approfondimenti sull’argomento rimando al suo sito www.alimentiesicurezza.it

Intervista ad Dott. Luciano Atzori

«Nell’ultimo decennio diversi studi stanno evidenziando che una categoria di sostanze chimiche con le quali conviviamo quotidianamente possono influire pesantemente sulla fertilità di coppia. Sostanze sospettate anche di essere causa di tumori ormono-dipendenti, disturbi neuro comportamentali e altre patologie, oltre che interferire con lo sviluppo cerebrale» dice Oscar Luciano Atzori, biologo, esperto di sicurezza alimentare e tutela della salute. Lo abbiamo contattato per saperne di più sull’argomento e soprattutto per capire come limitare i rischi.

Dottor Atzori, di che tipo di sostanze stiamo parlando? Dove si trovano?
I cosiddetti “interferenti endocrini”, che l’Organizzazione Mondiale ha definito come “sostanze o miscele esogene che alterano la funzione del sistema endocrino e di conseguenza provocano effetti negativi sulla salute di un organismo intatto, o la sua progenie o (sotto) popolazioni”, sono costituiti da un grande ed eterogeneo gruppo di sostanze chimiche che possono permanere nell’ambiente o concentrarsi negli alimenti e in molti prodotti di consumo di uso comune (imballaggi, prodotti per la casa, abbigliamento, inquinanti ambientali). Tra questi: il perfluorottano sulfonato (PFOS) e l’acido perfluoroottanoico sale ammonico, due composti chimici persistenti sempre più diffusi usati in processi industriali e beni di consumo tra cui tappeti e rivestimenti in tessuto idrorepellente e antimacchia, prodotti di carta per uso alimentare resistenti all’olio, padelle con rivestimento antiaderente, ritardanti di fiamma contenuti nelle schiume presenti sia in alcuni materassi sia nei sedili delle auto, vernici per pavimenti; il dietilesilftalato, un plastificante che si può trovare in contenitori quali bottiglie usa e getta, pellicole, vassoi, confezioni blister, tappi a corona, imballaggi per il trasporto; gli idrocarburi policiclici aromatici provenienti non solo dall’inquinamento atmosferico, ma anche da fumo di sigaretta, fumo di cottura, combustione di incenso e fumo di candela.

Quali sono i maggiori pericoli a cui possono esporre?

Oltre all’incremento del rischio di patologie riproduttive (infertilità, endometriosi, aborto, criptorchidismo, intersessualità, ipospadia, diminuzione della qualità del seme umano), possono essere fattori di rischio per alcuni tipi di tumori (specialmente al seno e nei testicoli), causa di disturbi comportamentali nell’infanzia, forse anche di diabete e obesità.

Cosa si può fare per difendersi?

Considerato che queste sostanze si trovano in tantissime sostanze con le quali conviviamo anche a stretto contatto, è necessario utilizzare verso questi probabili o sicuri interferenti endocrini delle misure atte a ridurre, ove possibile, l’interazione con il nostro organismo.

Ecco le principali:

  1. Non riutilizzare mai i recipienti in plastica per gli alimenti se sono di tipo monouso.
  2. Non utilizzare gli utensili da cottura (padelle, pentole e così via) antiaderenti se il loro rivestimento interno risulta deteriorato e soprattutto non acquistarli via Internet se non si è sicuri della loro provenienza (evitare gli utensili antiaderenti extra Ue, quindi privi della sigla Ce).
  3. Accertarsi che quando si cuociono gli alimenti ci sia un’adeguata ventilazione, oppure utilizzare la cappa aspirante.
  4. Non travasare mai i liquidi caldi in contenitori di plastica che non sono stati fabbricati per sopportare le alte temperature. Prima di effettuare questa operazione è bene far raffreddare il liquido. Per tale motivo sono stati eliminati dal commercio i biberon in policarbonato che comunque si possono ancora trovare all’estero o su Internet.
  5. Utilizzare le pellicole trasparenti e le carte per alimenti sempre rispettando le indicazioni del produttore che sono obbligatoriamente riportate in etichetta.
  6. Non assumere gli alimenti con parti carbonizzate.
  7. Ridurre il consumo degli alimenti affumicati a caldo.
  8. Limitare ogni forma di combustione negli ambienti chiusi, specialmente dovuta a sigarette, sigari, pipa, candele e incenso. Se ciò dovesse accadere, effettuar un adeguato ricambio dell’aria.
  9. Se possibile moderare l’utilizzo dell’abbigliamento trattato con idrorepellenti e antimacchia.
  10. Nell’acquisto di componenti d’arredo per la casa e l’ufficio limitare la scelta di prodotti fabbricati con PVC morbido.

Ma se sono così pericolose, perché non sono vietate?

In realtà molte sostanze che contengono interferenti endocrini sono regolamentate e alcune anche vietate. Questo è il caso di specifici pesticidi e biocidi. Quindi si può affermare che la corrente legislazione già attua delle tutele nei confronti dei consumatori e dei lavoratori. Recentemente c’è stata un’azione dell’Ue che potrebbe portare a un’evoluzione della regolamentazione in merito, anche se presenta ancora delle ampie zone d’ombra. La strategia migliore per difendersi, quindi, resta per ora adottare nella quotidianità alcune precauzioni, come quelle che abbiamo suggerito.

Dott. Antonio Stamegna
Endocrinologo

Dott. Luciano Atzori
Biologo